Beta e alfa: quello che c’è davvero nel tuo portafoglio

Il beta lo compri con un ETF. L’alfa e la diversificazione vanno cercati altrove.

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Dal 2019 a oggi l'S&P 500, l'indice delle 500 più grandi aziende americane, ha chiuso in rosso un solo anno: il 2022. Chi ha comprato un ETF e lo ha tenuto nel cassetto oggi si sente un genio.

Ma i prossimi dieci anni saranno così fortunati?

Nessuno lo sa. Sappiamo però che dal 2000 al 2012 lo stesso indice è rimasto fermo: dodici anni, con due crolli in mezzo, −49% tra il 2000 e il 2002 e −57% tra il 2007 e il 2009. E anche negli anni buoni il risultato finale nasconde molto. Il 2020 si è chiuso a +16%, ma a marzo, in un mese, l'indice aveva perso un terzo del suo valore.

Un investimento che segue il mercato ha un paracadute?

No. Quando il mercato scende, scende con lui. E questa zavorra ha un nome: beta.

Cos'è il beta

Il beta è il mercato. Se compri un ETF sull'S&P 500 e l'indice sale del 10%, guadagni il 10%. Se scende del 30%, perdi il 30%. Non hai fatto niente di speciale: hai preso quello che il mercato ti ha dato, nel bene e nel male.

Il beta costa poco: lo compri con un ETF a pochi decimi di punto percentuale l'anno.

Cos'è l'alfa

L'alfa è un'altra cosa: è quello che guadagni in più rispetto al mercato, e che il mercato da solo non spiega. È l'unica cosa per cui ha senso pagare un gestore o seguire un metodo.

L'alfa si cerca in due modi.

Primo modo: la selezione

È il metodo della stragrande maggioranza dei gestori. Si cacciano i titoli sottovalutati e si espellono quelli sopravvalutati: entra in portafoglio chi ha potenziale di salita, esce chi non ne ha più.

Il problema è che questi portafogli comprano, tengono per un po' e restano sempre investiti. Quindi imbarcano la volatilità del mercato, nella direzione del mercato. Sono costruiti per cercare l'alfa, ma trovano soprattutto beta.

I numeri lo confermano: negli ultimi vent'anni circa il 92% dei fondi azionari americani ha fatto peggio del proprio indice (S&P SPIVA). Molti si fanno pagare come se avessero trovato l'alfa, e hanno trovato quasi solo beta.

Fate questo esercizio: trovate un portafoglio di questo tipo che nel 2022 non abbia perso.

Secondo modo: decidere come stare sul mercato

Il secondo modo non si chiede quale titolo comprare, ma quando e come stare sul mercato: dentro, fuori, o addirittura al ribasso. È quello che fanno i portafogli di trading system.

Nel 2022, l'anno in cui l'S&P 500 ha perso quasi il 19%, l'SG Trend Index di Société Générale, che misura i dieci più grandi fondi al mondo che seguono le tendenze con i trading system, ha fatto +27%, al netto delle commissioni. È stato il suo anno migliore da quando esiste, cioè dal 2000.

Allora la domanda diventa: conta di più decidere in cosa stare sul mercato, o come starci? Ha senso passare il tempo a cercare l'allocazione perfetta, quanta parte in azioni, quanta in obbligazioni, quanta in materie prime? Oppure ha più valore chiedersi prima dove sta andando il mercato, e quindi come starci?

Il regalo: la bassa correlazione

Questa strada porta con sé una cosa ancora più preziosa: la bassa correlazione con i mercati. Un portafoglio che non si muove come il mercato diversifica davvero.

È la diversificazione che tutti vendono e che quasi nessuno ha. I prodotti finanziari oggi sono molto correlati tra loro: salgono insieme e, soprattutto, scendono insieme.

Il 60/40 non protegge più come prima

Prendiamo la ricetta più famosa: 60% azioni e 40% obbligazioni. Dal 2000 al 2021 ha funzionato, perché azioni e bond andavano quasi sempre in direzioni opposte: la correlazione media era leggermente negativa, intorno a −0,07 (Vanguard). Quando le azioni scendevano, i bond facevano da cuscinetto.

Ma non è sempre stato così. Negli anni '70, '80 e '90, con l'inflazione alta, azioni e bond si muovevano insieme: negli anni '90 la correlazione era intorno a +0,33.

E nel 2022 è tornato a succedere. Per la prima volta dal 1977 azioni e obbligazioni americane hanno chiuso l'anno entrambe in perdita: −19% le azioni, −13% le obbligazioni. Un classico 60/40 ha perso circa il 16%. Proprio quando serviva il cuscinetto, il cuscinetto è sceso insieme a tutto il resto.

Allo specchio

Guardate nel vostro portafoglio.

Avete scelto i fondi gestiti? Avete preso molto beta, magari un po' meno del mercato, ma il mercato quasi mai lo battete. E in più pagate costi di gestione alti.

Avete scelto ETF e gestioni passive? Avete preso il rischio pieno: beta uguale a uno. Costa poco, ma state pagando per qualcosa che nessuno governa.

In entrambi i casi avete messo insieme strumenti molto correlati tra loro. Cercate rendimento slegato dal mercato e diversificazione, ma se la strategia è solo comprare e tenere, l'unica cosa che avete con certezza è la volatilità del mercato e il suo rischio.

E se i prossimi anni non fossero fortunati come gli ultimi dieci? Siete pronti a reggere un −50%, come nel 2008?

Il beta lo comprate con un ETF. L'alfa e la diversificazione vanno cercati altrove.


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Fonti: S&P Dow Jones Indices, SPIVA · SG Trend Index 2022 · Vanguard, correlazione azioni–obbligazioni

Contenuto informativo ed educativo, non costituisce consulenza finanziaria. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.